Torcia olimpica a Genova

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Dopo 20 anni la torcia olimpica è tornata in Liguria, attraversandola da levante a ponente, toccando 13 comuni: a Genova il primo appuntamento venerdì 9 gennaio, nel tardo pomeriggio, nell’iconica piazzetta di Boccadasse con il primo tedoforo.

Ne sono seguiti altri 54, campioni locali di diverse discipline, atleti, personaggi più o meno noti, giornalisti che indossavano orgogliosi la tuta ufficiale per la foto da pubblicare sui social, qualche “imbucato raccomandato”, umanità varia, per una carovana che ha riscosso un buon successo fra la gente, assiepata lungo il percorso, a caccia di selfie, un pò meno fra gli automobilisti che inveivano alle prese con il traffico in tilt, e forse non opportunamente informati.

Una carovana con in testa i mezzi dei partner pubblicitari, protagonisti poi del Villaggio allestito al Porto Antico, con distribuzione gratuita delle lattine della bibita più famosa del mondo: non mancava naturalmente il braciere e la sfilata di rappresentanti istituzionali con i loro interventi, più o meno tutti simili, caratterizzati da una prevedibile dose di retorica come si conviene sempre in queste occasioni, citando pace, guerra e smarrimento collettivo.

Forse il momento più bello ed emozionante è stato il passaggio, il giorno dopo, all’interno dell’ospedale pediatrico Gaslini per la gioia dei piccoli ricoverati.

Il viaggio della fiamma era iniziato, secondo tradizione, ad Olimpia in Grecia il 26 novembre scorso e si concluderà fra meno di un mese, il 6 febbraio a Milano, quando ci sarà la cerimonia di apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali 2026.

Giochi che nel 2019 erano stati pomposamente presentati a costo zero, 1.4 miliardi di euro pagati dagli sponsor, e che invece necessitano di sette miliardi di denaro pubblico.

Cinque servono per la costruzione di impianti sportivi, strade, ferrovie, ponti e parcheggi, emblema dello spreco i 125 milioni di euro per l’inutile pista da bob: poi ne sono stanziati altri due per l’organizzazione.

Sono dati e notizie che la folla felice che fa ala al passaggio della torcia olimpica non conosce: fra un mese ci emozioneremo ed esalteremo, non c’è nulla di male per carità, per auspicabili medaglie nello sci, diventando anche esperti di curling.

Il problema è capire se questo modello di sport, dal punto di vista economico ed ambientale, sia ancora sostenibile: molte nazioni, anche più evolute e ricche dell’Italia, penso ai paesi del Nord Europa, hanno da tempo rinunciato a candidarsi alle Olimpiadi giudicando negativo il rapporto fra costi, sempre più elevati, e benefici.

Domande che il CSI non può non porsi soprattutto se le risorse pubbliche a disposizione sono sempre meno a fronte di un impegno sociale riconosciuto e crescente.

Nei giorni scorsi, fra l’altro, il Consiglio di Stato ha pronunciato una sentenza che riconosce piena libertà e legittimità agli enti di promozione sportiva invitando a superare i contenziosi a favore del dialogo e della crescita dell’intero sistema.

Una sentenza che sanziona la FIGC per abuso di posizione dominante nell’organizzazione delle competizioni calcistiche giovanili.

L’auspicio è che questa pronuncia diventi un riferimento per dare vita ad una nuova stagione dei rapporti fra Federazioni Sportive Nazionali ed Enti di Promozione Sportiva fondata sulla pari dignità, complementarietà dei ruoli e nel pieno del rispetto delle reciproche funzioni sancite nello Statuto Nazionale del CONI.

 

 


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