- 5 Settembre 2026
- Posted by: Francesco Piccone
- Categoria: Storia
Il pallone di calcio fino al 1931 non era un vero e proprio pallone! Dopo ogni primo tempo infatti doveva essere gonfiato altrimenti si afflosciava.
Sulla superficie sporgeva un bubbone di cuoio duro e pericoloso, che copriva la valvola esterna della camera d’aria: per questo colpirlo di testa faceva male e molti giocatori indossavano un caschetto protettivo, calciarlo di piede con precisione era quasi impossibile.


A Belle Ville, nella regione di Cordoba in Argentina, tre italiani figli di immigrati, decisero che era il momento di inventarsi qualcosa di nuovo e trovarono due soluzioni semplici e geniali.
Una valvola interna che consentiva il gonfiaggio con l’ago, eliminando quella fastidiosa proboscide da ripiegare, ed una cucitura interna che chiudeva il pallone, evitando rigonfiamenti e rendendolo finalmente rotondo.


Questi tre italiani si chiamavano Romano Luis Polo, lavorava nel settore energetico ma aveva una grande passione per il calcio, giocava in attacco, prediligendo i colpi di testa, Juan Valbonesi ed Antonio Olivo Tossolini, esperto di meccanica di precisione.
Brevettarono il Superball ed aprirono una fabbrica, con 170 dipendenti, ed oltre tremila persone che cucivano palloni a domicilio.


Mabel Buzli è la nipote di Antonio Olivo Tossolini, è nata a Belle Ville, da oltre trent’anni vive in Friuli: la sua missione è quella di far conoscere questa straordinaria storia andando nelle scuole calcio, inaugurando mostre ed eventi.


Per la prima volta è venuta a Genova, lasciando a bocca aperta i ragazzi del centro estivo Altum Park di S. Eusebio, sito di riferimento per le discipline outdoor del CSI.


“Sono molto contenta dell’invito di Paolo Masini, Direttore del MEI- Museo Emigrazione Italiana e di Andrea Pedemonte, Direttore Altum Park, e soprattutto della felicità e stupore dei bambini che non conoscevano questa storia e che hanno potuto toccare con mano, di piede e di testa, la differenza fra il vecchio pallone e quello inventato da mio nonno e dai suoi due amici. Un brevetto– sottolinea Mabel Buzli– che ha cambiato non solo la storia del calco ma quella di molti altri sport”.


Con la morte degli inventori del pallone moderno e la scadenza del brevetto nasce nel 1965 a Belle Ville la Dalemas, l’unica fabbrica autorizzata a produrlo.


C’è anche un po’ di Liguria in quest’affascinante racconto: il brevetto italiano della Superball venne acquistato da un altro emigrato italiano, Sirio Vaccarezza: tornato in Italia a Lavagna creò nel 1934 una fabbrica la Superball Vis che produceva in esclusiva il costosissimo pallone “Condor” per la nazionale di Vittorio Pozzo.
