- 9 Giugno 2026
- Posted by: Francesco Piccone
- Categoria: Attività sociale
La Rete Mondiale di Preghiera del Papa è un Opera Pontificia affidata alla Compagnia di Gesù, al servizio delle sfide dell’umanità e della missione della Chiesa.
E’ presente in 90 Paesi del mondo, formando una comunità spirituale di oltre 22 milioni di persone.

Al centro dell’attività ci sono le intenzioni mensili di preghiera del Santo Padre su varie tematiche: martedì 2 giugno, Leone XIV con un video messaggio, ha nuovamente parlato dello sport definendolo “scuola di fraternità e strumento di pace”.


Il Papa auspica che “sia sempre uno spazio di confronto sano e non di sterile rivalità, in modo che chi gioca o allena, scopra davvero un linguaggio universale, che avvicini culture e popoli diversi”.


Fra giugno e luglio sono in programma grandi eventi sportivi che saranno visti in presenza, o attraverso la televisione, da milioni, forse addirittura miliardi di persone: solo per citarne un paio, il campionato mondiale di calcio, con partite che si disputeranno fra Stati Uniti, Messico e Canada, ed il torneo del grande Slam di tennis di Wimbledon, disciplina della quale il Papa è praticante.
Nessuno vince da solo, abbiamo sempre bisogno dell’altro: l’invito di Leone XIV a questa particolare preghiera, esprime la speranza che “questi valori così umani, rispetto, solidarietà, crescita personale– sottolinea Padre Cristobal Fones SJ Direttore Internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa- non restino confinati in un campo di gioco, ma trasformino il nostro modo di vivere nel mondo”.
Papa Prevost si era espresso già recentemente in modo significativo su questo argomento, ricevendo il 9 aprile scorso, nella sala Clementina, gli atleti para olimpici dei Giochi invernali di Milano- Cortina.


“Quando viene autenticamente vissuto lo sport– disse il Papa in quell’occasione-non resta soltanto un prestazione, ma è un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e ripartenze”.
Mente e corpo devono essere unite in una pratica che, sottolinea il Papa, “resta profondamente umana, una scuola in cui si impara il vero senso del successo, fatto di qualità delle relazioni, stima reciproca e gioia condivisa nel gioco. Una vita in abbondanza della quale parla il Vangelo, piena di senso, una vita in cui corporeità ed interiorità trovano armonia”.
La sensibilità di Leone XIV verso lo sport è la naturale prosecuzione di quanto affermarono alcuni dei suoi predecessori a cominciare da Papa Pacelli, grande appassionato di ciclismo, che nel 1944 ne definì gli obbiettivi ideali, i principi educativi e le finalità morali.
Pio XII benedisse la nascita del CSI, anche se il braccio operativo fu il cavaliere Luigi Gedda, presidente dell’Azione Cattolica.
A livello locale genovese non possiamo dimenticare la sensibilità su questo tema dell’Arcivescovo Card. Giuseppe Siri, che da giovane aveva giocato nei ragazzi del Genoa.
Subito dopo la guerra, in una città devastata materialmente e moralmente, oltre la ricostruzione dei luoghi di culto, propiziò quella dei campetti parrocchiali, luoghi e spazi di incontro “sani”, nei quali i ragazzi potevano radunarsi per una evangelizzazione a tutto tondo.
Simbolo di quel “fermento sportivo” fu la nascita del nuovo stadio di Pegli, realizzato anche grazie al contributo di Giacomo Costa, presidente del CSI di Genova, intitolato proprio a Pio XII.
