- 4 Agosto 2026
- Posted by: Francesco Piccone
- Categoria: Attività sociale, Attività Sportiva
Dopo il via libera della Camera, il 29 luglio scorso anche il Senato nei giorni ha approvato il disegno di legge di conversione del Decreto Sport.
Fra gli obbiettivi del testo c’è quello di snellire le pratiche burocratiche- amministrative per l’organizzazione di grandi eventi internazionali, fra i quali l’America ’s Cup del 2027 e gli Europei di calcio, insieme alla Turchia, del 2032.
Considerando la storia del nostro Paese ci si augura che “semplificazione” non si traduca in “maggiore facilità di commettere illeciti”.
Anche alla luce dei drammatici fatti di cronaca registrati quest’estate un emendamento della maggioranza, approvato all’unanimità, prevede la chiusura delle piscine dotate di bocchettoni di aspirazione non a norma, per cercare di ridurre gli incidenti e migliorare i carenti standard di sicurezza di molti impianti.


Sarà obbligatoria anche la cuffia per i minori di sedici anni.
L’approvazione del Decreto Sport presenta però parecchie criticità per quanto riguarda l’attività di base e quella sociale.


La più macroscopica è il drastico taglio, da 30 a due milioni di euro, del Fondo Dote Famiglia: risorse che servivano a supportare le persone economicamente in difficoltà affinchè lo sport, aldilà di stucchevoli e ridondanti affermazioni retoriche, sia davvero un diritto per tutti.
Il nuovo Direttore Tecnico della nazionale Claudio Ranieri, durante la prima conferenza stampa nella sede della FIGC il 29 luglio scorso, aveva denunciato che “il costo per l’accesso alle scuole calcio è troppo oneroso per le famiglie e che riduce anche la base dei praticanti complicando l’emersione di possibili talenti”.
Poche ore dopo il Senato ha assunto una decisione che va esattamente nella direzione opposta.
Al Governo gli enti di promozione sportiva avevano chiesto, nelle scorse settimane, non solo la conferma di questo stanziamento ma anche maggiore equità nella distribuzione dei fondi ed un loro coinvolgimento diretto, in quanto sono anche enti di Terzo Settore: con grande rammarico tutte queste istanze non sono state minimamente recepite.


Il confronto con le politiche sportive fra Italia ed altri Paesi, citiamone tre come esempio, Norvegia, Spagna e Francia è sempre più imbarazzante: in attesa speranzosa che qualcosa prima o poi cambi radicalmente, sarebbe opportuno evitare “ articolesse” e “ sermoni televisivi” con i quali politici di vecchio o nuovissimo conio, pontificano dell’importanza dello sport per la prevenzione delle malattie, per favorire integrazione e socializzazione, per contrastare.
Qualcuno lo ha detto recentemente, anche per contrastare il fenomeno dei cosiddetti “ maranza”.
